Appena atterrati in Martinica, abbiamo capito subito che questo viaggio sarebbe stato speciale. L’isola ci ha accolti con la sua vegetazione lussureggiante, il profumo di canna da zucchero nell’aria e una missione precisa: scoprire, assaggiare e selezionare alcuni dei rum più autentici e introvabili dei Caraibi, per portarli al Fiorentina.
Abbiamo iniziato con Distillerie J.M., immersa in una vallata verde tra bananeti e piantagioni di canna. Karina Lassalle, la master blender, era assente, ma la sua sostituta ci ha accompagnati in una degustazione sorprendente. Abbiamo selezionato due rum: un Bianco Bio ancora sconosciuto in Italia, dolce e naturale, e il raffinato Canopée, che farà parte di una futura degustazione dedicata ai rum “introvabili”.




Il giorno dopo siamo entrati nella storia del rhum con Trois Rivières – oggi museo – per poi spostarci a La Mauny, dove la produzione continua grazie a giganteschi alambicchi a colonna. Nonostante l’assenza imprevista di Daniel Baudin, maître de chai, abbiamo ottenuto un piccolo privilegio: sono riuscito a visitare un’area riservata e assaggiare il distillato appena uscito dalla colonna, a 75 gradi. Crudo, intenso, indimenticabile.



Neisson è stata la terza tappa, una distilleria iconica che rappresenta solo l’1,8% del mercato locale ma ha una visione futurista. Abbiamo incontrato Gregory Vernant, proprietario e mente innovativa, che ci ha trasmesso il suo amore per una produzione bio ed ecosostenibile. Con lui, Alex Bobi e un giovane collaboratore ci hanno guidati tra alambicchi Savalle e botti rare. Abbiamo acquistato un bianco per i cocktail di Sonia e un invecchiato da collezione, parte di una selezione esclusiva.




Alla distilleria A1710 siamo stati accolti da Tulu, che ci ha mostrato la fase agricola del rum, e poi da Margaux e Alina, che ci hanno guidati tra gli alambicchi. Il proprietario Yves, pur assente, ci ha lasciato un messaggio personale e un regalo: la possibilità di personalizzare la bottiglia acquistata. A quel punto non ho avuto dubbi: l’ho dedicata a Sonia, la mia compagna da oltre vent’anni. Un gesto semplice, ma carico di significato.





La tappa successiva è stata HSE, una delle più attese. L’Habitation storica è imponente, e l’intero processo produttivo è pensato con intelligenza e rispetto per il terroir. La degustazione? Dieci rum, tra cui un millesimato 2015 e un affinamento in botti di sauternes che ha lasciato Sonia senza parole. Un’esperienza impegnativa, sì, ma irripetibile.


Poi La Favorite, una delle ultime distillerie a conduzione familiare. Un tuffo nel tempo tra muri anneriti, colonne creole in piena attività e fermentazioni lente e rischiose. Axel, la nostra guida, ci ha aperto anche zone normalmente chiuse al pubblico. Abbiamo assaggiato dieci bianchi e tre invecchiati, tra cui un rum passato su una goletta che attraversa l’Atlantico. È lui che ci siamo portati via: un distillato che racconta il mare.



Infine, la Distillerie Depaz, ai piedi del monte Pelée. La villa di Victor Depaz, ancora arredata, ci ha offerto uno sguardo sulla storia familiare dell’azienda. Tra tini di fermentazione, colonne in funzione e cantine ventilate dagli alisei, la degustazione è stata sorprendente: quattro rum bianchi monovarietali, tutti unici, e un invecchiato in botti di Marsala, perfetto per chiudere il cerchio.




Tornare da Martinica con queste bottiglie significa portare con noi storie, mani, visi e scelte produttive radicali. Per noi, ogni rum racconta un viaggio. E ogni viaggio arricchisce ciò che versiamo nei calici del Fiorentina.
Ci vediamo in sala degustazione.
Ferruccio & Sonia