Ep.2 Chiacchiere da Bar: I Caraibi

Nel XVII secolo, i colonizzatori europei arrivarono nei Caraibi, in isole come Barbados e Martinique, alla ricerca di nuove ricchezze.

Tra tutte, la più preziosa era la canna da zucchero, che presto trasformò queste isole in centri agricoli fondamentali per il commercio mondiale.

Intorno agli anni 1640, i proprietari delle piantagioni scoprirono che la melassa, un sottoprodotto della lavorazione dello zucchero, poteva fermentare e poi essere distillata.

Così nacque il rum: non come un prodotto di lusso, ma come un modo ingegnoso per utilizzare gli scarti della produzione.

I primi rum venivano prodotti mescolando melassa, schiume della bollitura dello zucchero e talvolta succo di canna fermentato con lieviti naturali.

Il liquido fermentato veniva poi distillato in semplici alambicchi “pot still”.

Questi primi distillati erano molto ruvidi e potenti. Venivano chiamati “kill-evil”, “taffia” o “guildive” e raramente venivano invecchiati.

Erano consumati soprattutto localmente da lavoratori delle piantagioni e marinai.

Quando l’Inghilterra conquistò Jamaica nel 1655, le piantagioni di zucchero si moltiplicarono rapidamente. Con esse crebbe anche la produzione di rum, che trasformò la melassa in un nuovo prodotto commerciale.

Durante la “Golden Age of Piracy”, il rum divenne la bevanda simbolo di marinai e pirati nei Caraibi.

Nel XVIII secolo, il rum veniva spedito in Europa in botti di legno. I lunghi viaggi via mare permisero al distillato di maturare naturalmente, rendendolo più morbido e raffinato.

Il rum prodotto in Giamaica sviluppò uno stile intenso e aromatico che lo rese molto apprezzato in Europa. Alla fine del XVIII secolo, milioni di galloni arrivavano ogni anno nei porti di Londra.

In questo periodo nacquero alcune delle distillerie più importanti dei Caraibi, come Appleton Estate (1749) e Hampden Estate (1753), già visitate da Sonia & Ferruccio!

Altri produttori storici emersero nel tempo, tra cui Clarendon Distillery negli anni 1750 e Depaz Distillery, le cui origini risalgono al 1651.

La Royal Navy adottò il rum come parte della razione quotidiana dei marinai, contribuendo a diffondere la fama del rum caraibico in tutto il mondo.

Nel XIX secolo, nuove tecnologie come gli alambicchi a colonna permisero di produrre rum in quantità maggiori. Nello stesso periodo molte piantagioni cambiarono dopo l’approvazione dello Slavery Abolition Act 1833.

Quando negli Stati Uniti fu introdotto il Prohibition in the United States, il rum caraibico conobbe una nuova popolarità. Molti americani viaggiavano nei Caraibi o acquistavano rum tramite contrabbando.

Con il tempo, modernizzazione e difficoltà economiche portarono alla chiusura o fusione di molte distillerie. In Giamaica si passò da 148 distillerie nel 1893 a sole 25 nel 1948.

Oggi il rum dei Caraibi vive una nuova rinascita: le distillerie combinano tradizione e innovazione, mantenendo tecniche storiche e sperimentando nuovi metodi di invecchiamento per continuare a raccontare una storia iniziata quasi quattro secoli fa.